Il Belcanto ritrovato
IBR_2022-titolo-interviste

Pietro Raimondi

INTERVISTA IMMAGINARIA CON PIETRO RAIMONDI
(Roma, 1786 – 1853)

Siamo giunti a Roma in questa estate del 1853 per parlare con l’illustre Pietro Raimondi, e per farlo lo cerchiamo nel suo posto di lavoro. Così entriamo con molto rispetto e anche con un po’ di timore reverenziale nella Basilica di San Pietro. Perché sì, è qui che da poco meno di un anno il musicista è stato nominato maestro della Cappella Giulia!

IBR: Maestro Raimondi, buongiorno, sarà soddisfatto di essere tornato nella sua città natale con un incarico che qui davvero più prestigioso non si può immaginare…

Raimondi: Buongiorno a lei. Sì, in effetti era da tempo che cercavo di allontanarmi da Palermo. Dopo quasi vent’anni – vi ero giunto nel 1833 – dove ero stato nominato professore di contrappunto al Collegio di musica e maestro direttore fisso al Real Teatro Carolino, non ne potevo più di stare in una città dove poche delle mie opere potevano essere rappresentate e che non mi apprezzava più adeguatamente come compositore, come invece era accaduto negli anni precedenti.

IBR: Quindi quello di Palermo non era stato il suo primo impiego?

Raimondi: Sta scherzando, vero? Io ho studiato a Napoli ai Turchini sotto il grande Giacomo Tritto! Solo dopo ho iniziato la mia carriera di operista, che, come accadeva allora, obbligava i compositori a seguire le proprie opere su e giù per la penisola. Così prima di riscuotere il vero successo a Napoli ho debuttato a Genova, ho presentato in giro per l’Italia alcune opere comiche e poi sono finito a fare il maestro di cappella per cinque anni ad Acireale. Ma alla fine, nel 1820 sono approdato a Napoli, dove ho presentato il mio Ciro in Babilonia al San Carlo. Ho vista qui riconosciuta la mia abilità e sono stato nominato direttore musicale dei Reali Teatri nel 1824 ed ho addirittura preso il posto del mio antico maestro come insegnante di contrappunto e composizione. Insomma, ho vissuto la solita vita vagabonda di un compositore che deve seguire le rappresentazioni delle proprie opere in giro per l’Italia. Senza dimenticare che, intanto, le compagnie di canto itineranti stavano portando i miei pezzi in giro per l’Europa.

IBR: Maestro, ma prima di continuare a parlare di teatro c’è una cosa che mi ha incuriosito: questa sua attività di maestro di cappella, che svolge anche qui in San Pietro.

Raimondi: Sì, avevo avuto modo di mostrare la mia abilità nel contrappunto in una Messa da Requiem composta da ben venti parti reali nel 1819 ad Acireale. Così al mio ritorno a Napoli ho potuto collaborare anche alla stesura di alcune pagine della Messa di Gloria di Rossini! Proprio grazie a questa mia abilità mi sono guadagnato il posto qui in San Pietro e sono riuscito a proporre un paio di mesi fa al Teatro Argentina un triplo oratorio (430 esecutori, fra orchestrali e coristi), Putifar – Giacobbe – Giuseppe, che ha riscosso persino l’ammirazione di Franz Liszt che mi ha definito, letteralmente, “maestro dei maestri nell’arte del contrappunto”.

IBR: Mi scusi, ma cosa è questa pubblicazione che vedo a suo nome: “Fughe quattro in una dissimili nel modo: opera scientifica” È uno strano titolo davvero per un manuale di composizione…

Raimondi: Sì, avevo voglia non solo di mostrare la mia abilità di contrappuntista, ma anche di sperimentare e avevo inventato una sorta di ‘gioco musicale’ per il quale le fughe potevano essere eseguite sia separatamente che simultaneamente. Avevo così ideato un esperimento simile in teatro e avevo pensato ad un’opera comica (I quattro rusteghi) e una seria (Adelasia) che si potessero eseguire sia separatamente che congiuntamente. Ma non mi fecero completare l’esperimento…

IBR: Davvero molto interessante, ma vorrei tornare al teatro, per un momento. Mi ha detto poco o niente delle opere destinate al palcoscenico…

Raimondi: Ho parlato poco di questa parte della mia attività artistica perché non sono stato capito fino in fondo. Avevo composto una dozzina di opere serie e una trentina di lavori comici, anche con parti in lingua napoletana, ma già dalla fine degli anni Trenta il pubblico cominciava ad apprezzare assai di più i drammoni romantici a forti tinte e non aveva più il gusto per lo spirito raffinato.

IBR: Sembra quasi che lei abbia vissuto due vite musicali in una. Allora le chiedo, prima di salutarla: a cosa vorrebbe che fosse affidato il ricordo della sua arte fra… diciamo… 150 anni?

Raimondi: Le confesso, nonostante il posto di prestigio nel quale mi trovo a concludere la mia carriera, il mio primo amore rimane il teatro d’opera. E se dovessi sceglierne una tra tutte direi, Il ventaglio, con un soggetto tratto da una commedia di Goldoni, andato in scena quando avevo già 45 anni al teatro del Fondo a Napoli, e che è stato, nonostante tutto, il mio lavoro più riuscito applaudito da Milano a Firenze, da Palermo a Bologna, da Venezia a Corfù.

IBR: Guardi, le diamo assolutamente ragione, e proprio tenendo conto di questo suo suggerimento, maestro, e nella prima edizione 2022 del nostro Festival “Il Belcanto ritrovato” eseguiremo proprio il duetto di Evaristo e Palmetella “Ah taci fa silenzio” dall’opera a cui tiene di più, Il Ventaglio. E nel comunicarle questa notizia la salutiamo e la lasciamo alle sue importantissime occupazioni.

 

IMAGINARY INTERVIEW WITH PIETRO RAIMONDI
(Rome, 1786 – 1853)

IBR: It is Summer of 1853 and we came to Rome to speak with the famous Pietro Raimondi. To do so, we are looking for him in his workplace. We enter the St. Peter’s Cathedral with great respect and also with some reverential awe. Yes, this is where the musician has been appointed as Maestro of the Giulia Chapel just less than a year ago!

Maestro Raimondi, good morning, you must be pleased to be back in your hometown with a position that really cannot be more prestigious than this…

Raimondi: Good morning to you. Yes, indeed, I had been trying to get away from Palermo for some time. After almost twenty years – I got there in 1833 – I had been appointed professor of counterpoint at the Collegio di Musica and permanent master conductor at the Real Teatro Carolino. But I could no longer stay in a city where few of my works could be performed, and which did not appreciate me adequately as a composer.

IBR: The one in Palermo was not your first job, right?

Raimondi: You’re joking, aren’t you? I studied in Naples at the Turchini Conservatory under the great Giacomo Tritto! Only later I started my career as an opera singer, which – as it was typically the case in those days – forced composers to follow their operas throughout the country. So, before gaining real success in Naples, I debuted in Genoa. I presented a few comic operas around Italy and then ended up as maestro di cappella for five years in Acireale. But eventually, in 1820, I ended up in Naples, where I presented my Ciro in Babilonia at the San Carlo Theater. They recognized my capabilities, and I was appointed music director of the royal theaters in 1824. I even took over from my former master the position as teacher of counterpoint and composition. In short, I lived the usual vagabond life of a composer who has to follow the performances of his works around Italy. Not to mention that, in the meantime, itinerant singing companies were taking my pieces around Europe.

IBR: Maestro, but before we continue talking about theater, there is one thing that intrigues me: this activity of yours as chapel master, which you also carry out here at St. Peter’s…

Raimondi: Yes, I had the opportunity to show off my counterpoint skills in a Requiem Mass composed of no less than twenty real parts in 1819 in Acireale. So, when I returned to Naples, I was also able to collaborate on some pages of Rossini’s Messa di Gloria! It was thanks to this that I earned my place here at St. Peter’s and was able to perform a couple of months ago at the Teatro Argentina a triple oratory (430 performers, including orchestrals, and choristers), Putifar – Giacobbe – Giuseppe, that even earned the admiration of Franz Liszt. He literally called me “master of masters in the art of counterpoint”.

IBR: Excuse me, but what is the publication of yours: “Fughe quattro in una dissimili nel modo: opera scientifica”? It’s indeed a strange title for a composition manual…

Raimondi: Yes, I wanted not only to show my ability as a counterpointist, but also to experiment with something new. So, I invented a sort of “music game” where the fugues could be performed both separately and simultaneously. I had even dared to make a similar experiment in the theater and had thought of a comic opera (I quattro rusteghi) and a serious one (Adelasia) that could be performed both separately and together. But they did not let me complete this experiment…

IBR: Very interesting indeed. But I would like to return to the theater for a moment. You have told me little or nothing about works meant for the stage…

Raimondi: I have spoken little about this part of my artistic activity because it has not been fully understood. I composed a dozen serious operas and about thirty comic works, even with some parts in Neapolitan, but by the end of the 1830s, the public was already beginning to appreciate romantic dramas with strong colors much more and no longer had a taste for the fine spirit.

IBR: It almost seems you have lived two musical lives in one… so, let me ask you, before we say goodbye: what would you like to be remembered from your artistic production, let’s say, in 150 years from now?

Raimondi: I must confess, despite the prestigious position in which I am ending my career, my first love remains opera. And if I had to choose one out of all of them, I would say Il ventaglio (The fan), with a subject taken from a comedy by the Italian author Goldoni, which was staged when I was already 45 years old at the Teatro del Fondo in Naples and which was, in spite of everything, my most successful work. Indeed, it was applauded from Milan to Florence, from Palermo to Bologna, from Venice to Corfu.

IBR: Look, we absolutely agree with you, and precisely with this suggestion of yours in mind, Maestro, in the first edition 2022 of our “Il Belcanto ritrovato” Festival we will perform the duet between Evaristo and Palmetella “Ah taci fa silenzio” from the opera to which you are most attached, Il Ventaglio. And in sharing with you this news, we bid you farewell and leave you to your important occupations.