Il Belcanto ritrovato

III Edizione
dal 16 agosto al 21 settembre 2024

IBR_2022-titolo-interviste

Nicola Vaccaj

INTERVISTA IMMAGINARIA CON NICOLA VACCAJ
(Tolentino 1790 – Pesaro 1848)

Piano, fate piano! Siamo fuori dall’aula del Conservatorio di Milano dove il maestro Vaccaj sta facendo un’audizione ad un giovane cantante. Siamo arrivati qui a Milano perché vogliamo farci scrivere una dedica autografata nella prima pagina di questo preziosissimo “Metodo pratico di canto italiano per camera” che lui ha pubblicato a Londra nel 1833, giusto 10 anni fa, e che ho trovato in una libreria.

IBR: Mi hanno detto che posso bussare quando non sento più cantare. È permesso, maestro Vaccaj?
Vaccaj: Entri, entri pure, ho appena finito di ascoltare questo allievo promettente. Vedo che ha in mano il mio libro.

IBR: Sì, maestro, volevo una dedica, ma, mentre scrive, sarei curioso di sapere perché ha deciso di pubblicare proprio un metodo di canto, lei che in fondo era una celebrità come operista.

Vaccaj: Ha proprio ragione! Io sono nato nella città marchigiana di Tolentino, ma sono cresciuto a Pesaro dove mio padre, che era medico itinerante, si stabilì quando io avevo sette anni. La mia vita con la musica è iniziata a diciassette anni quando mio padre, che mi aveva mandato a Roma perché studiassi giurisprudenza, si dovette rendere conto che io ero più portato per la musica, e così passai a studiare composizione. Così sono riuscito a passare da Roma a Napoli e ad essere uno degli ultimi allievi nientemeno che di Giovanni Paisiello!

E da Napoli, dove ho ottenuto i primi successi, mi sono spostato a Venezia e ho iniziato a venticinque anni la vita errabonda del musicista d’opera. Dopo Venezia, Trieste all’inizio degli anni Venti, poi Vienna, come organizzatore e compositore, poi Parma, Torino, di nuovo Napoli, Milano. Riuscivo ad intercettare quel momento storico così particolare, dove il comico si era fatto sentimentale e alle storie antiche delle opere serie a lieto fine si stavano sostituendo drammi eroici con finale tragico. Pensi che nel 1825 sono stato tra i primi nella storia a mettere in musica la tragica vicenda di Giulietta e Romeo che, non lo dico per vantarmi, resta il mio capolavoro!

IBR: Ma mi sembra di ricordare che solo pochi anni dopo lo stesso Felice Romani abbia preparato un libretto sullo stesso soggetto per Bellini…

Vaccaj: Ricordare quell’episodio mi riempie di felicità! Bellini era sicuramente un giovane emergente, più famoso di me, non lo metto in dubbio. Ma nel 1832 a Bologna, dopo solo due anni dalla sua “prima” di Romeo e Giulietta, il grande soprano Maria Malibran decise che il mio, ripeto il mio (!) finale era più efficace di quello del catanese. E da quel momento in teatro si è cantata l’opera di Bellini, ma col finale di Vaccaj. E le sono profeta: vedrà che questa cosa andrà avanti ancora per parecchio!

IBR: Non sono soddisfazioni da poco, certo! E dopo? Ha proseguito sulla strada di Shakespeare, o ha preso un’altra direzione?

Vaccaj: Non erano momenti in cui ci si potesse accomodare sugli allori, quindi ho continuato a comporre, ovviamente seguendo il rapido mutare dei gusti, melodrammi romantici e sentimentali, opere tragiche e storiche, e a farle rappresentare in Italia. Ma, per una serie di incredibili circostanze avverse, il loro successo era sempre ostacolato da qualche incidente. Il precipizio a Milano è stato funestato dal cambio del tenore all’ultimo momento, nella Giovanna d’Arco a Venezia ci sono stati un sacco di incidenti scenotecnici, e come ciliegina sulla torta, nel Saladino e Clotilde alla Scala di Milano il pubblico se l’è presa col protagonista, Giovanni David. Insomma, tanto hanno fatto che ho lasciato l’Italia e me ne sono andato prima a Parigi e poi a Londra dove ho pubblicato la prima edizione del manuale che lei ha portato con sé!

IBR: Ma a Londra, evidentemente, non è poi rimasto, visto che la trovo qui al Conservatorio di Milano…

Vaccaj: Sono tornato in Italia nel 1834 perché qui al Conservatorio di Milano mi hanno affidato la carica di “vice censore”. Poi, dal 1838, nell’anno in cui è stato rappresentato il mio Marco Visconti a Torino, sono divenuto “censore”, una sorta di direttore dei corsi, e mi occupo anche di audizioni per la classe di canto, come ha visto oggi. Questo lavoro però mi stanca ormai molto, e quindi penso che presto ritornerò nelle Marche. A Pesaro ho degli amici e mi fermerò lì. Ecco, intanto le ho firmato il suo libro.

IBR: Bellissima la dedica, anche se non è destinata solo a me, ma a tutti coloro che stanno lavorando al progetto del nuovo Festival “Il Belcanto ritrovato”: “Un grazie a tutti coloro che ricorderanno come le mie opere abbiano segnato un momento importante nella storia musicale italiana dell’Ottocento e continueranno a rappresentarle”.

Questo accadrà sicuramente, maestro. Sono sicuro che i due brani dal Marco Visconti che abbiamo inserito nel nostro festival 2022 “Il Belcanto ritrovato”, la Cavatina di Bice “Alfin guidommi un angelo” e la Scena e duetto di Marco e Bice “Invan sui labbri, invan” otterranno tutto il successo che meritano e contribuiranno a mantenere vivo il suo nome nel panorama musicale.

 

IMAGINARY INTERVIEW WITH NICOLA VACCAJ
(Tolentino 1790 – Pesaro 1848)

Go quietly! We are outside the hall of Milan’s Conservatory, where Maestro Vaccaj is auditioning a young singer. We are here in Milan because we want to have an autographed dedication on the first page of the precious “Metodo pratico di canto italiano per camera”, that he published in London in 1833, just 10 years ago, and that I found in a bookshop.

IBR: They told me I can knock when I no longer hear singing. May I come in, Maestro Vaccaj?

Vaccaj: Come in, come in, I have just finished listening to this promising pupil. I see you have my book in your hand.

IBR: Yes, Maestro, I wanted an autographed dedication, but while you’re writing, I am curious to know why you decided to publish a book on a practical vocal method, since you have been a celebrity as a composer, after all.

Vaccaj: You’re absolutely right! I was born in the town of Tolentino, in the Marche region, but I grew up in Pesaro where my father, an itinerant doctor, settled when I was seven. My life with music began at the age of seventeen when my father, who had sent me to Rome to study law, realized that I was more inclined to music. So, I switched to studying composition. As a consequence, I moved from Rome to Naples to be one of the last students of the great Giovanni Paisiello!

And from Naples, where I achieved my first successes, I moved to Venice and when I was twentyfive I began the itinerant life of an opera musician. Venice, Trieste in the early 1820s, then Vienna, as organizer and composer, then Parma, Turin, Naples again, and Milan. I was able to intercept that particular historical moment, where the comic had become sentimental and the old plots of serious operas with happy endings were being replaced by heroic dramas with tragic endings. Just think that in 1825 I was among the first in history to set to music the tragic story of Romeo and Juliet which – I am not saying this to brag – remains my masterpiece!

IBR: But I seem to remember that only a few years later Felice Romani himself prepared a libretto on the same subject for Bellini…

Vaccaj: Remembering that episode fills me with happiness! Bellini was certainly an emerging young man, more famous than I was – no doubts about that. But in 1832 in Bologna, only two years after his première of Romeo and Juliet, the great soprano Maria Malibran decided that my (my!) finale was more effective than that of the Catanese composer. Ever since then, Bellini’s opera has been sung in the theaters, but always with Vaccaj’s finale. And allow me to be a prophet: you will see that this will last for a long time!

IBR: This is no small satisfaction, of course! And after that? Did you go ahead with Shakespeare, or did you take another direction?

Vaccaj: These were no times to lean back and relax. So, I continued composing and performing in Italy romantic and sentimental melodramas, as well as tragic and historical works, obviously following the rapid change in taste. But, due to a series of incredible adverse circumstances, their success was always hampered by some accident. Il precipizio in Milan was marred by a last-minute tenor change, in Giovanna d’Arco in Venice there were a lot of stage accidents, and as icing on the cake, in Saladino e Clotilde at La Scala in Milan, the audience got mad at the protagonist, Giovanni David. In short, it was too much for me and I left Italy and went first to Paris and then to London, where I published the first edition of the manual that you brought with you!

IBR: But you didn’t stay in London, obviously, since I found you here at the Conservatory in Milan…

Vaccaj: I returned to Italy in 1834 because here at Milan’s Conservatory I was entrusted with the position of “vice-censor”; then, from 1838 onwards, the year my Marco Visconti was performed in Turin, I became “censor”, a sort of course director. I also do auditions for the singing class, as you have seen today. However, this work has become very tiring, so I think I will soon return to the Marche region. I have friends in Pesaro and I will stay there. Here – in the meantime, I signed your book.

IBR: Your dedication is beautiful, even if it is not just for me, but for all those who are working on the project for the new Festival “Il Belcanto ritrovato”: “A thank you to all those who will remember how my operas marked an important moment in the Italian musical history of the 19th century and will continue to bring them to stage”.

This will certainly happen, Maestro: I am sure that the two pieces from Marco Visconti that we have included in our 2022 edition of the Festival “Il Belcanto ritrovato” – Bice’s Cavatina “Alfin guidommi un angelo” and Marco and Bice’s Scene and Duet “Invan sui labbri, invan” will achieve all the success they deserve and will help to keep your name alive.