Il Belcanto ritrovato

III Edizione
dal 15 giugno al 21 settembre 2024

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Nicola Manfroce

INTERVISTA IMMAGINARIA CON NICOLA ANTONIO MANFROCE
(Palmi 1791 – Napoli 1813)

Siamo giunti a Napoli in questo inclemente dicembre del 1812 per ascoltare al San Carlo la tragedia musicale Ecuba di un giovanissimo compositore calabrese, Nicola Antonio Manfroce. Assistere a quest’opera è stata davvero un’esperienza incredibile grazie al cast stellare, la triade Marchesini-García-Nozzari, e l’originalità del lavoro, che sembra mettere insieme stile italiano e stile francese. Ma quello che ci stupisce di più è l’età dell’autore: ha soltanto ventidue anni, ma sembra saperla molto lunga! Ne abbiamo approfittato per chiedergli un’intervista subito dopo la “prima”, e non ha tardato a concedercela.

IBR: Buonasera, gentilissimo maestro Manfroce. È così giovane che immagino questo sia il suo lavoro d’esordio in teatro…

Manfroce: No, si sta sbagliando: l’età non conta! Mozart alla mia età era già celebre e, per restare in Italia, anche Pergolesi a vent’anni aveva già rappresentato opere significative. Nemmeno io sono alla prima esperienza. Anzi, l’impresario Domenico Barbaja mi ha affidato il libretto di Ecuba, così impegnativo, perché aveva avuto notizia dei miei successi, senza contare che al San Carlo già tre anni fa è stata data la mia azione drammatica, La nascita di Alcide per il compleanno di Napoleone, addirittura alla presenza dei sovrani Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte!

IBR: Ma a soli diciannove anni da dove le viene tutta questa sapienza musicale?

Manfroce: Per cominciare a Palmi, dove sono nato, mio padre era maestro di cappella, e quindi ho potuto vivere sin dalla nascita nell’ambito della musica. Poi, siccome ero portato nell’arte dei suoni, mi hanno mandato a studiare prima qui a Napoli, ai Turchini, con grandi maestri come Furno e Tritto, e poi a Roma, dove mi sono perfezionato col maestro del coro della Cappella Sistina Nicola Zingarelli. Per questa ragione, quindi, se vorrà cercarle, accanto a quelle per il teatro troverà anche molte partiture di musica sacra destinata alla liturgia. Devo dire che questa preparazione di base sul contrappunto e la mia conoscenza dei musicisti che oltralpe hanno approfondito lo studio dell’orchestra mi hanno aiutato a trovare uno stile molto denso e particolare sin dalla prima opera rappresentata in teatro.

IBR: Ecco, ecco, ci dica… Quindi dopo la cantata di compleanno e prima della tragedia musicale che abbiamo ascoltato questa sera, ha presentato altri lavori sui palcoscenici italiani?

Manfroce: Certamente! Non si arriva al San Carlo e non si è ingaggiati dal Barbaja se si è un signor nessuno! L’anno successivo al mio esordio musicale ho debuttato al Teatro Valle di Roma con Alzira nel 1810, al cui successo, sono sincero, hanno contribuito gli interpreti, che sono gli stessi che lei ha potuto ammirare questa sera, ai quali occorre aggiungere anche il contralto Adelaide Malanotte che ha sostenuto un originale ruolo en travesti e che ha mostrato un’abilità che le farà sicuramente fare una fulgida carriera. Fra l’altro anche a Roma mi sono poi lanciato in composizioni d’occasione perché, come può capire, la fama porta anche alcuni obblighi verso le famiglie più in vista…

IBR: Giunti a questo punto mi sembra di avere avuto tutte le risposte che mi sono necessarie per completare questo articolo sulle giovani promesse della musica italiana. E volevo anche dirle che per ricordare a tutti la sua abilità nell’orchestrazione, eseguiremo nel nostro Festival “Il Belcanto ritrovato” 2022 la “Sinfonia” dalla sua prima opera Alzira. Non mi resta che augurarle una buona fortuna per il prosieguo della sua carriera e la ringrazio per il tempo che ci ha dedicato!

Nota della Redazione: A causa di eventi indipendenti dalla nostra volontà l’articolo sta uscendo adesso, nel luglio 1813. Ma al momento di andare in stampa abbiamo ricevuto la terribile notizia della morte per malattia del giovane Nicola Antonio Manfroce all’età di soli 23 anni! Ci rammarichiamo della perdita e ci dispiace infinitamente per quello che alla musica italiana avrebbe potuto ancora dare questo giovane così talentuoso.

 

IMAGINARY INTERVIEW WITH NICOLA ANTONIO MANFROCE
(Palmi 1791 – Naples 1813)

It is December of 1812 and we came to Naples, to the San Carlo Theater, to hear the musical tragedy Ecuba by a very young Calabrian composer, Nicola Manfroce. Attending this opera was truly an incredible experience thanks to the Aa-star cast – the Marchesini-García-Nozzari triad – and the originality of the work, which seems to combine Italian and French styles. But what amazes us most is the author’s age: he is only twenty-two but seems already very experienced! We took the opportunity to ask him for an interview immediately after the premiere, and he immediately agreed.

IBR: Good evening, dear Maestro Manfroce. You are so young that I imagine this work is your theater debut…

Manfroce: No, that’s not right: age does not count! When Mozart was my age, he was already famous. We can also take an Italian example: even Pergolesi had already performed significant operas when he was twenty. I am not at my first experience either. On the contrary, the Impresario Domenico Barbaja entrusted me with this challenging libretto because he had heard of my successes, including my drama, La nascita di Alcide (The Birth of Alcide) which was performed three years ago for Napoleon’s birthday and already given at the San Carlo Theater, in the presence of King Gioacchino Murat and Queen Carolina Bonaparte!

IBR: You were only nineteen years old then! Where does all your musical knowledge come from?

Manfroce: First of all, in Palmi, where I was born, my father was a chapel master, so I was in fact exposed to music from the very beginning. Then, as I was musically talented, I was sent to study first in Naples, at the Turchini Conservatory, with great masters like Furno and Tritto. Then, I was also sent to Rome, where I perfected my skills with the Sistine Chapel choirmaster Nicola Zingarelli. So, if you want to look it up, you will find that I wrote many scores of sacred music for the liturgy along with those for the theater. I have to say that this basic preparation on counterpoint and my knowledge of musicians who have studied the orchestra in-depth have helped me in finding a very dense and particular style since the very first work I performed in the theater.

IBR: Please, tell us… So, after the birthday cantata and before the musical tragedy Ecuba we heard this evening, did you present other works on Italian stages?

Manfroce: Absolutely! You don’t get to the San Carlo Theater and aren’t hired by Barbaja if you are a nobody! The year after my musical debut, I made my debut at the Teatro Valle in Rome with Alzira. I must admit that the performers contributed a lot to the success of the opera. Actually, they are the same ones that you were able to admire this evening. We need to add to this list also the contralto Adelaide Malanotte who performed an original role “en travesty” and who showed a kind of talent that will certainly make her have a brilliant career. By the way, I also performed in occasional music in Rome because, as you can imagine, fame also brings certain obligations to most prominent families…

IBR: Having reached this point, I feel I got all the answers I need to complete this article on the young promises of Italian music. And I also wanted to tell you that – just to remind everyone of your orchestration skills – we will perform in our first 2022 edition of the “Il Belcanto ritrovato” Festival the “Sinfonia” from your first opera Alzira. I wish you good luck in the continuation of your career and thank you for your time!

Editors’ Note: Due to events beyond our control, this article is being published now, in July 1813. But while it was going to be published, we received the terrible news of the death of the young Nicola Antonio Manfroce at the age of just 23 due to a disease! We regret the loss and are infinitely sorry for what this talented young man could still have given to Italian music.