Il Belcanto ritrovato
IBR_2022-titolo-interviste

Michele Carafa

INTERVISTA IMMAGINARIA CON MICHELE CARAFA
(Napoli 1787 – Parigi 1872)

IBR: Abbiamo un’occasione unica, questa volta, a Parigi. Siamo stati invitati addirittura ad una serata in Chaussée d’Antin e pensate chi è il padrone di casa: Gioachino Rossini! No, no, non fatevi delle idee. Non siamo affatto qui per lui, ma per parlare con un suo anziano amico, Michele Carafa, che è ospite fisso di queste serate. Lo cogliamo appartato, nella sala dove di solito, proprio assieme al grande Pesarese, si intrattiene durante i momenti musicali.
Buonasera, maestro. La disturbiamo ma non possiamo perdere l’occasione di parlare con lei.

Carafa: Buonasera a lei. Non mi disturba affatto. Per me queste serate sono una consuetudine, ormai, ma quasi nessuno vuole parlare con me. Quindi sono felicissimo che qualcuno abbia voglia di intrattenersi con un anziano compositore un po’ fuori moda…

IBR: Sarà, ma la storia è storia, e lei ha incrociato sia la storia militare che quella musicale…

Carafa: In effetti ha ragione. Io ero destinato, come cadetto di nobile famiglia, alla carriera militare, anche se al rombo del cannone preferivo il suono di un’orchestra. E già mentre studiavo ero riuscito a far rappresentare a Napoli, la mia città natale, alcune operine… Poi sono venuto a Parigi, per studiare con Luigi Cherubini e Friedrich Kalkbrenner. Ma erano anni pericolosi e problematici, così mentre il pubblico applaudiva le mie opere in teatro io sono stato costretto a farmi soldato, entrare nell’esercito francese, combattere in Italia, subire la prigionia, diventare scudiero del re, ottenere addirittura i gradi di capitano, e poi partecipare alla campagna di Russia con Napoleone, e poi la Legion d’onore e poi sono diventato barone del regno. Tuttavia, ho l’impressione che lei sia venuto da me per farmi parlare di musica…

IBR: Ecco, sì, in realtà sì. Mi piacerebbe sapere come ha fatto, da capitano degli ussari a tornare ad essere compositore?

Carafa: Tutto merito della tanto vituperata Restaurazione! Non andavo d’accordo col nuovo governo e così ho ripreso in mano la carta pentagrammata. Ho ricominciato proprio nel 1814, e ottenni subito i primi clamorosi successi a Napoli con l’opera comica Il Vascello d’Occidente dato al Fondo. Un successo se possibile ancora maggiore l’ho poi avuto l’anno successivo, con Mariti aprite gli occhi dato ai Fiorentini, e da lì non mi sono più fermato, alternando nella mia produzione opere buffe, come Mariti aprite gli occhi e opere serie, come Gabriella di Vergy, che ha avuto innumerevoli repliche e interpreti d’eccezione, come David, Colbran e Nozzari.

IBR: Mi permetto di dire che era un successo facile, dal momento che “giocava in casa”…

Carafa: Proprio per questo dopo qualche anno ho deciso di assaggiare i palcoscenici più importanti, prima in Italia, come alla Scala di Milano e alla Fenice di Venezia, e poi a Parigi dove all’Opéra-Comique ho esordito nel 1821 con ottimo successo, replicato poi negli anni successivi con altre opere come Le solitaire, Le Valet de chambre, L’auberge supposée. Insomma, a Parigi critica e pubblico apprezzavano la bellezza delle mie melodie e la tensione della scrittura orchestrale, mentre in Italia…

IBR: Appunto, mi stavo chiedendo, maestro: aveva abbandonato l’Italia?

Carafa: No, in realtà avevo provato a tornare in patria, prima a Roma, dove però il mio Eufemio di Messina, nel 1823, non mi diede il successo sperato… Tornai a Milano col Sonnambulo, a Napoli col Tamerlano, e a Venezia, infine, nel 1826. Ma mentre a Vienna applaudivano il mio Abufar, proprio nella penisola non riuscivo più a riscuotere quegli apprezzamenti che avevo sperato. Così ho caricato armi e bagagli e sono tornato qui a Parigi. Non è stato facile, dopo tanti anni, riconquistare il cuore degli spettatori locali, ma poi, nel 1827, con l’opera comica Masaniello che, pensi, è stata replicata 36 sere consecutive, i francesi mi hanno nuovamente amato. La concorrenza era davvero grande, come può immaginare, ma io avevo, e ho, un amico che mi apprezzava e mi sosteneva, Gioachino Rossini! Pensi che ho addirittura scritto alcune arie per le recite di alcune sue opere, tanto è grande la sua stima nei miei confronti.

IBR: Complimenti davvero, maestro. Ma vorrei sapere… Dopo questi exploit in Francia, ormai oltre quarant’anni fa, non è più tornato a Napoli?

Carafa: No, e le dirò di più: nel 1834, sono stato naturalizzato francese e dal 1840 fino al 1858, cioè due anni fa, sono stato anche professore di contrappunto e composizione al conservatorio di Parigi, oltre che far parte dell’Académie des Beaux-Arts, ed essere stato direttore del ginnasio di musica militare.

IBR: Rimpiange nulla della sua attività di compositore?

Carafa: Ascolti: sto facendo adesso una sorta di catalogo ragionato delle mie composizioni, perché ho deciso di lasciare tutti i miei autografi alla biblioteca del Conservatorio di Napoli. Così ho messo in fila le musiche sacre e quelle profane, quelle da camera e quelle per banda. Ma soprattutto ho riordinato le decine di opere, comiche, buffe, serie, tragiche preparate nella mia carriera. Ho cercato, in qualche modo, di seguire il gusto di un pubblico che era mutevole nella scelta dei suoi beniamini come erano mutevoli gli eventi della storia, al punto che un povero compositore non faceva spesso in tempo ad adeguarsi. Ma evidentemente il mio talento è ancora valido, se proprio l’altro giorno la direzione dell’Opéra e Rossini stesso mi hanno incaricato di adattare per le scene francesi il testo della Semiramide.

IBR: Davvero una bellissima soddisfazione e un riconoscimento definitivo della sua arte e della sua posizione nella storia dell’opera italiana dell’Ottocento. Riconoscimento al quale vogliamo contribuire riproponendo nel nostro festival “Il Belcanto ritrovato” 2022 due arie (quella di Procopio e quella di Bellinda) dalla sua applauditissima “Mariti aprite gli occhi”. Spero sia questa una buona notizia per lei. Intanto la ringraziamo per averci concesso il suo tempo, maestro, e la lasciamo alla sua serata musicale.

 

IMAGINARY INTERVIEW WITH MICHELE CARAFA
(Naples, 1787 – Paris, 1872)

IBR: We have a unique opportunity, this time, in Paris. We were even invited to an evening in Chaussée d’Antin and think, who is the host: Gioachino Rossini! No, no, don’t get any ideas. We are not here for him at all, but to talk to an old friend of his, Michele Carafa, who is a regular guest at these evenings. We catch him secluded in the room where he usually, just along with the great Pesarese, entertains himself during musical moments.
Good evening, Maestro. We’re bothering you, but we can’t miss a chance to talk to you.

Carafa: Good evening to you. It doesn’t bother me at all. For me these evenings are a habit, now, but almost nobody wants to talk to me. So, I’m so happy that someone wants to hang out with an old composer who’s a bit old-fashioned…

IBR: Maybe, but history is history, and you have crossed both military and musical history…

Carafa: In fact, you are right. I was destined as a cadet of a noble family for a military career, although I preferred the sound of an orchestra to the roar of the cannon. And already while I was studying, I had managed to have some operinas performed in Naples, my hometown… Then I came to Paris to study with Luigi Cherubini and Friedrich Kalkbrenner. But they were dangerous and problematic years, so while the audience applauded my plays in the theater, I was forced to become a soldier, join the French army, fight in Italy, suffer imprisonment and become the king’s squire. I even obtained the ranks of captain and then participated in the Russian campaign with Napoleon, then I got the Legion of Honor and became baron of the kingdom. However, I have the impression that you came to me to talk about music…

IBR: Well, yes, actually yes. I’d like to know how you did, as captain of the hussars, to return to being a composer?

Carafa: All thanks to the much-criticized Restoration! I did not get along with the new government and so I picked up the pentagrammed paper. I started again in 1814, and immediately obtained the first resounding successes in Naples, with the comic opera Il Vascello d’Occidente given at the Teatro del Fondo. An even greater success if possible I than had the following year with Mariti aprite gli occhi given to the Teatro dei Fiorentini, and from there I did not stop any longer, alternating in my productioncomic operas as Mariti aprite gli occhi and serious operas, as Gabriella di Vergy, which has had countless replicas and exceptional performers, such as David, Colbran and Nozzari.

IBR: I dare say that it was an easy success, since you were “playing at home”…

Carafa: That’s why after a few years I decided to taste the most important stages, first in Italy, at La Scala in Milan and La Fenice in Venice, and then in Paris where at the Opéra-Comique I made my debut in 1821 with great success, then replicated in the following years with other works such as Le solitaire, Le Valet de chambre, L’auberge supposée. In short, in Paris critics and audiences appreciated the beauty of my melodies and the tension of orchestral writing, while in Italy…

IBR: Exactly, I was wondering, Maestro: had you abandoned Italy?

Carafa: No, actually I had tried to return home, first to Rome where, however, my Eufemio di Messina, in 1823, did not tell me the success I hoped for… I returned to Milan, with the Sonnambulo, to Naples, with the Tamerlano, and to Venice, finally, in 1826. But while in Vienna they applauded my Abufar, right on the peninsula I could no longer gain the appreciation I had hoped for. So, I picked up and came back here to Paris. It was not easy, after so many years, to win back the hearts of local spectators, but then, in 1827, with the comic opera Masaniello that, you think, was repeated 36 consecutive nights, the French loved me again. The competition was really great, as you can imagine, but I had, and I have, a friend who appreciated and supported me, Gioachino Rossini! Just think that I have even written some arias for the performances of some of his operas, so great is his esteem for me.

IBR: Congratulations indeed, Maestro! But I would like to know… After these exploits in France now over forty years ago, did you never return to Naples?

Carafa: No, and I’ll tell you more: in 1834, I was naturalized Frenchman and from 1840 to 1858, that is two years ago, I was also a professor of counterpoint and composition at the Paris Conservatory, as well as a member of the Académie des Beaux-Arts and a director of the Military Music Gymnasium.

IBR: Do you regret anything of your activity as a composer?

Carafa: Listen: I’m doing now a sort of catalogue of my compositions, because I decided to leave all my autographs to the library of the Conservatory of Naples. So, I spun sacred and secular music, chamber and band music. But most of all I rearranged the dozens of comic, funny, serious and tragic works prepared in my career. I tried, somehow, to follow the taste of an audience that was as changeable in its choice of favorites as the events of history were changeable to the point that a poor composer did not often make time to adjust. But evidently my talent is still valid, if just the other day the management of the Opéra and Rossini himself commissioned me to adapt the text of Semiramide for the French scenes.

IBR: Truly a beautiful satisfaction and a definitive recognition of your art and position in the history of nineteenth century Italian opera. Recognition to which we want to contribute by reproposing in our festival “Il Belcanto ritrovato” 2022 two arias (that of Procopio and that of Bellinda) from your highly acclaimed “Mariti aprite gli occhi”. I hope this is good news for you. In the meantime we thank you for giving us your time, Maestro, and we leave you to your musical evening.