Il Belcanto ritrovato

III Edizione
dal 15 giugno al 21 settembre 2024

LUIGI RICCI

Profilo di un grande artista

Venerdì 25 agosto, ore 11.00

MUSEO NAZIONALE ROSSINI, PESARO

Ingresso Libero

Conferenza a cura di Claudio Toscani

Come tanti altri compositori dell’epoca, Luigi Ricci (1805-1859) esce da quella straordinaria fucina di talenti che è il Real Collegio di San Sebastiano a Napoli (l’odierno Conservatorio di musica di San Pietro a Majella).
Qui, a partire dal 1814, studia con Antonio Furno e Niccolò Zingarelli, prendendo anche lezioni in privato da Pietro Generali. Sin dai suoi esordi professionali mostra uno spiccato interesse per il teatro d’opera. Nel corso della vita compone e fa rappresentare circa trenta opere, quattro delle quali scritte in collaborazione col fratello Federico; si cimenta nel genere del melodramma serio – che gli è forse poco congeniale, e nel quale ha meno fortuna – e in quello del melodramma semiserio, dove coglie subito un importante successo con Chiara di Rosenberg, data alla Scala di Milano nel 1831, che avrà in Europa ampia e duratura diffusione.

Ma sono soprattutto le opere comiche, fra le quali si contano molti lavori di grande successo, ad assicurare a Ricci una fama internazionale. La sua spiccata vis comica, l’abilità nel padroneggiare gli intrecci, il gusto del surreale fanno sì che Ricci – sin dai suoi primi cimenti nel genere – venga subito identificato come il campione dell’opera buffa post-rossiniana. Ricci, peraltro, ‘romanticizza’ i suoi melodrammi comici mescolandovi elementi patetico-sentimentali, coltivando cioè un registro che si accorda bene con la sua particolare sensibilità e che incontra, al tempo stesso, il gusto di un pubblico che sta mutando rispetto a quello della tradizionale opera comica. Fra i titoli che impongono il suo nome, prima, e consolidano la sua popolarità, poi, Un’avventura di Scaramuccia, presentata alla Scala nel 1834, ottiene un grande successo e circola per tutta Europa. 

Un successo ancora maggiore tocca a Crispino e la comare, che esordisce a Venezia nel 1850 ed è frutto della collaborazione col fratello Federico (ma in realtà è Luigi che compone la maggior parte della musica): un’opera che viene ripresa ovunque e con grande frequenza negli anni successivi e resta nel cartellone dei teatri sino alla fine del secolo.

Le vicende biografiche di Ricci sono alquanto movimentate. Il personaggio mantiene un tenore di vita dispendioso ed è evidentemente poco capace di amministrarsi. Così problemi economici lo costringono, a un certo punto, a cercarsi un impiego stabile: nel 1837 è a Trieste, dove gli è assegnato il posto di maestro di cappella e organista nella cattedrale di San Giusto. In parallelo lavora come maestro concertatore al Teatro Grande della stessa città. In questi anni Ricci scrive soprattutto musica sacra, perdendo forse temporaneamente il contatto con il mondo del teatro; così quando fa ritorno all’opera, presentando nel 1838 Le nozze di Figaro alla Scala di Milano, va incontro a un clamoroso insuccesso. 

Ma negli anni Quaranta riprende a comporre opere e il favore del pubblico gli arride di nuovo. Nella vita privata, Ricci si mostra decisamente anticonformista. Negli anni Trenta ha una figlia illegittima da una donna milanese sposata e di buona famiglia; a Trieste, nei primi anni Quaranta, conosce le gemelle boeme Ludmilla e Franziska Stolz (sorelle maggiori di quella che sarà il celebre soprano Teresa Stolz, e cantanti anch’esse) e si innamora contemporaneamente di entrambe. Ha inizio allora un singolare ménage à trois, che sarà fonte di scandalo e sconcerto in più d’una città europea. Per le due sorelle, nei mesi in cui dirige l’opera italiana al Teatro di Odessa, Ricci scrive un’opera in cui cantano entrambe (La solitaria delle Asturie, 1845). 

Nel 1850 sposa Ludmilla, da cui ha una figlia; non abbandona per questo la sorella Franziska, dalla quale ha un altro figlio. Ma nel giro di qualche anno iniziano purtroppo i segnali dello squilibrio mentale e del decadimento psicofisico che portano in breve Ricci all’internamento (1859) nel manicomio di Praga, dove muore poco dopo.

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