Riflessioni sull'IBR
di Bruno de Simone
È dall’inizio della sua nascita che l’IBR ha destato la mia attenzione, come qualsiasi iniziativa che tenti un rinnovamento in campo artistico-musicale, di indagine e ricerca, ed ancora di più quando mi sono interfacciato coi suoi responsabili.
La miriade di compositori italiani caduti ingiustamente nell’oblio imponeva che qualcuno si dedicasse a una loro dignitosa valorizzazione: se una scuola come quella del belcanto ha sfornato eccellenze come Bellini, Donizetti, Rossini, sarebbe doveroso far conoscere anche altri che abbiano una loro identità e valenza, e che a quella scuola abbiano dato il loro contributo.
D’altra parte, dei miei settantaquattro ruoli eseguiti, circa il 70% appartengono al belcanto, ed è questo che mi ha spronato ad approfondire l’essenza di questa importante iniziativa, in un settore storicamente poco incline all’ascolto di proposte innovative.
Al perseverare di rassegne musicali monotematiche, pur dedicate a grandi compositori, non sarebbe giusto continuare a ignorare tanti musicisti coevi. Inoltre, tanti giovani che si affacciassero a tale tema potrebbero trovare un ottimo spazio di studio con queste partiture inedite e di indubbio valore, da affidare a revisori e trascrittori.
Ritengo che l’iniziativa dell’IBR possa far da volano a tante istituzioni culturali dedite alla produzione teatrale, che potrebbero inserire nella loro programmazione titoli inediti, da affiancare a quelli più noti, già proposti da tempo con versioni filologiche acclamate.
Mai come ora, in questo momento di crisi, c’è bisogno di allargare il panorama, fornendo nuova linfa al comparto, soprattutto per i giovani esecutori, che necessitano di ampliare il loro bagaglio tecnico e musicale.
È chiaro che lo studio del belcanto, con le sue difficoltà tecniche, richiede esecuzioni di livello per dare vigore al recupero del repertorio.
Tale lodevole iniziativa può attrarre e coinvolgere giovani talenti, serenamente selezionati con competenza: essere primi esecutori di brani mai eseguiti è un grande incentivo per lo sviluppo personale e musicale.
Io, artista di lungo corso, da oltre vent’anni impegnato anche nella didattica, ho accettato di collaborare con l’IBR per selezionare giovani cantanti capaci di affrontare le insidiose scritture vocali degli eventi mirati.
Mi sento legittimato a lanciare un allarme sul settore giovanile del canto lirico italiano, in crisi come il comparto produttivo: bisognerebbe seguire l’esempio di paesi dell’Est Europa e di altri continenti dove il ricambio generazionale è oggetto di attenzione concreta.
Con il proliferare incontrollato di concorsi e accademie, la qualità della formazione è calata: nelle competizioni internazionali, oggi si registra una percentuale sempre più bassa di cantanti italiani nelle fasi finali, a differenza del passato in cui la scuola del belcanto italiano dominava.
Se noi, cantanti della mia generazione, abbiamo avuto il privilegio di conoscere grandi interpreti, i giovani di oggi affrontano difficoltà reali ad avviare una carriera, soprattutto nel scegliere il repertorio giusto.
La didattica seria, base di ogni formazione, richiede docenti all’altezza.
Non possiamo adagiarci sulla storia, per quanto gloriosa. Come nella carriera artistica, partire è possibile per molti, ma restare e progredire è oggi sempre più raro.
Un grande in bocca al lupo all’IBR!