Il Belcanto ritrovato

III Edizione
dal 16 agosto al 21 settembre 2024

IBR_2022-titolo-interviste

Giuseppe Balducci

INTERVISTA IMMAGINARIA CON GIUSEPPE BALDUCCI
(Jesi 1796 – Malaga 1845)

IBR: Questa volta per incontrare il Maestro Giuseppe Balducci siamo volati fino al sud della Spagna, a Malaga, dove il musicista jesino ha deciso di trasferirsi per godere in vecchiaia di un meritato riposo dopo una vita a dir poco movimentata. Buongiorno maestro, mi piace incontrarla se non altro per ricordare ai nostri lettori che Jesi non è legata solo a Federico II e a Pergolesi, ma può annoverare anche lei tra le glorie della sua storia…

Balducci: In realtà Pergolesi è legato alla mia famiglia: mio nonno e il suo erano fratelli… Ma mi sembra che oggi dobbiamo parlare di me, non di lui, una volta tanto!

IBR: Certo, certo… Quindi vita tranquilla nella placida provincia marchigiana…

Balducci: Si sbaglia davvero, non si è informato prima di venire fino a qui?
Mio padre, che era un uomo d’affari di successo, è stato rapito e ucciso sei mesi prima della mia nascita, il suo socio si è impadronito di tutti i capitali e mia madre, i miei fratelli ed io siamo rimasti praticamente sulla strada. Ciò nonostante siccome la musica mi attirava moltissimo mia madre è riuscita a pagare le lezioni presso un cantante di Jesi. Poi, siccome sembravo promettente, mi ha spedito a Senigallia a studiare con Pietro Morandi.

IBR: Insomma, una strada aperta sul mondo della musica, e dell’opera, immagino…

Balducci: Questa volta dice bene: a 17 anni cantavo come primo tenore e avevo già formato una mia compagnia, se non fosse che… insomma, dovetti fuggire da Jesi a 20 anni, perché avevo ucciso in duello il nipote del legato pontificio.
Mi sono trasferito a Napoli, dove ho continuato a studiare composizione col grande Zingarelli e dove, per mantenermi durante gli studi, come era poi prassi all’epoca, avevo trovato lavoro presso una delle più antiche e nobili famiglie napoletane, i Capece Minutolo, come insegnante di canto e precettore delle tre giovani principesse Paolina, Adelaide e Clotilde.

IBR: A questo punto direi che si era definitivamente sistemato, giusto?

Balducci: Ma cosa sta dicendo? Io avevo studiato per cantare e soprattutto per comporre musica, non per fare da maestro a tre riottose signorine della buona società! E infatti, nonostante tutto, nel 1820 sono riuscito a far rappresentare al Teatro del Fondo a Napoli, Il sospetto funesto. La musica era stata apprezzata, ma nel complesso l’opera non piacque. Non mi sono certo scoraggiato! Ho continuato a comporre, e le mie opere sono state date al Teatro Valle di Roma e al San Carlo Napoli! Anche se proprio a Napoli l’orchestra mi ha sabotato e così nel 1826, dopo ben cinque lavori rappresentati, ho lasciato il teatro.

IBR: A quel punto cosa ha deciso di fare?

Balducci: Non ci crederà, ma nel 1827 avviene il fatto che ha dato la svolta alla mia vita, personale e artistica. Il principe Capece muore improvvisamente, la moglie, Matilde, di nobile famiglia dell’Andalusia (e ha capito, ora, perché sono qui?), mi nomina tutore delle figlie, col compito di amministrare il patrimonio e curare la loro istruzione. Ed è allora che mi è venuta un’idea…

IBR: E….

Balducci: e… siccome alle ragazze bisognava pur far passare il tempo mi sono inventato un genere teatrale nuovo, nel quale potessero essere protagoniste: l’opera da salotto! Si tratta di una sorta di ‘minimelodramma’, con pochi interpreti e con l’orchestra sostituita da due pianoforti. Perfetta per passare le serate in famiglia, far esibire le principesse assieme ai loro amici senza troppa spesa e senza annoiare i presenti con lunghe tiritere musicali… Per realizzarle ho fondato una sorta di Filarmonica nella villa dei Capece a Posillipo che era diventata uno dei luoghi musicali più importanti di tutta Napoli! E ho composto ben cinque “opere da salotto”, tra il 1827 e il 1839, per esclusiva esecuzione privata, così i critici e i detrattori non avrebbero più avuto modo di parlar male di me.

IBR: Sa che questa delle “opere da salotto” è un’idea geniale? Quindi la sua vita artistica termina a casa Capece Minutolo?

Balducci: Assolutamente no! Non avevo affatto abbandonato l’idea di fare rappresentare i miei lavori in un teatro vero. Così ci riprovai, e in effetti tornai al San Carlo nel 1838 con l’ultima mia opera pubblica, Bianca Turenga. Ma ancora una volta gli impegni per così dire ‘istituzionali’ hanno preso il sopravvento perché dall’anno dopo e fino alla morte dell’anziana Matilde sono aumentati i miei compiti presso la famiglia Capece Minutolo che aveva possedimenti non solo in Italia ma anche in Andalusia. A me è toccato negli ultimi anni fare avanti e indietro tra Napoli e la Spagna. È per questo che mi ha trovato qui a Malaga…

IBR: Insomma, qui in Spagna ha dimenticato per sempre la musica… eppure… sa che a pensarci bene questa delle “opere da salotto” è un’idea geniale, perfetta per far ‘girare’ i grandi melodrammi quando non sono disponibili gli organici completi; si potrebbero addirittura pensare stagioni di ‘opere smart’.

Balducci: Ha ragione, mi piacerebbe proprio che questa mia intuizione avesse un seguito. Sarebbe il modo per farmi ricordare anche in futuro: “ecco a voi ‘Nabucco’ in formato da camera, nello stile dello jesino Giovanni Balducci”. Il mio nome otterrebbe così fama imperitura!…

IBR: Nel salutarla volevo però dirle che nel nostro festival eseguiremo la “Scena e aria di Guido” proprio dalla sua ultima opera pubblica Bianca Turenga. La ringrazio ancora per il tempo che ci ha concesso e continui pure a godersi il sole dell’Andalusia!

 

IMAGINARY INTERVIEW WITH GIUSEPPE BALDUCCI
(Jesi 1796 – Malaga 1845)

IBR: This time we meet Maestro Giuseppe Balducci and to do so, we flew to the South of Spain, to Malaga, where the musician from Jesi decided to move to enjoy a well-deserved retirement after a very eventful life. Good morning Maestro, it is a pleasure to meet you and it reminds our readers that Jesi is not only linked to Frederick II and Pergolesi, but can also count you among its glories…

Balducci: Actually, Pergolesi is linked to my family: my grandfather and his were brothers… But it seems that today we are going to talk about me, and not about him, for once!

IBR: Of course, of course… So, you had a quiet life in the placid province of the Marche region…

Balducci: You’re really wrong. Didn’t you look up some information before coming here?
My father, who was a successful businessman, was kidnapped and killed six months before I was born. His business partner took over all the capital and my mother, my brothers, and I were practically left without anything. Nevertheless, since music attracted me so much, my mother was able to pay for the lessons I took with a singer in Jesi. As I seemed promising, she later sent me to Senigallia to study with Pietro Morandi.

IBR: In short, it seems an open road in the world of music and opera…

Balducci: This time you are right: when I was 17, I was singing as the first tenor and I had already formed my own ensemble. Unfortunately, when I was 20, I had to flee from Jesi, because I had killed the nephew of a papal legate in a duel.
I moved to Naples, where I continued to study composition with the great Zingarelli and where I worked for one of the oldest and most aristocratic Neapolitan families, Capece Minutolo, as a singing teacher and tutor of the three young princesses Paulina, Adelaide, and Clotilde. I did this as a support to my studies, which was very common at the time.

IBR: At this point, can we say that you definitely settled down?

Balducci: What are you saying? I had studied to sing and, especially, to compose music, not to be a teacher to three rebellious ladies of good society! And in fact, despite everything, in 1820 I managed to have Il sospetto funesto performed at the Teatro del Fondo in Naples. The music was appreciated, but the opera overall wasn’t. Nonetheless, I didn’t let myself down and wasn’t discouraged! I continued to compose, and my works were given to the Teatro Valle in Rome and the San Carlo in Naples! However, the orchestra sabotaged me in Naples and so in 1826, after five works, I left the theater.

IBR: What did you decide to do then?

Balducci: You won’t believe me, but in 1827 something happened that changed my life, both personally and artistically. Prince Capece died suddenly, and his wife, Matilde, of an aristocratic family from Andalusia (now I think you start understanding why I am here), appointed me as guardian of the daughters, with the task of administering their heritage and taking care of their education. And that’s when I had an idea…

IBR: So?

Balducci: Because the girls needed to spend their time in some way, I invented a new theatrical genre, in which they could be the protagonists: the parlor opera! It is a sort of “mini-melodramma”, with few performers and with the orchestra replaced by two pianos. It was perfect for spending evenings with the family, to show the princesses together with their friends without too much expenses and without boring the audience with long musical attractions… To implement them I founded a sort of Philharmonic in the Capece’s villa in Posillipo, that had become one of the most important musical places in Naples! I composed five “parlor works”, between 1827 and 1839, which were meant for exclusive private execution, so that critics and detractors would not have had to speak ill of me anymore.

IBR: Do you know that this kind of “parlor opera” is a brilliant idea? So, your artistic life ends at Capece Minutolo’s home?

Balducci: Absolutely not! I hadn’t abandoned the idea of having my works represented in a real theater. So, I tried again, and in fact I returned to San Carlo in 1838 with my last public work, Bianca Turenga. But once again the so-called “institutional” commitments took over. From the following year until the death of the elderly Matilde my duties at the Capece Minutolo family increased, as they did not only have possessions in Italy but also in Andalusia. As a consequence, in recent years I had to go back and forth between Naples and Spain. That’s why you found me here in Malaga…

IBR: It seems you have forgotten music forever here in Spain. But… let me say, when you think about it, these “parlor operas” are really a brilliant idea. It is perfect to perform even the big melodramas when full orchestra staffings are not available. This might even lead to seasons of “smart operas”.

Balducci: You’re right, I would really like my intuition to have a follow-up. It would be a way to make me remember in the future: “here you are a Nabucco in a parlor opera format, in the style of Giovanni Balducci from Jesi”. This way, my name would get imperishable fame!…

IBR: In greeting you, I wanted to tell you that at our “Il Belcanto ritrovato” Festival 2022 we will perform “Guido’s Scene and aria” right from your last public opera Bianca Turenga. Thank you again for your time and we wish you to continue to enjoy the Andalusian sun!