Il Belcanto ritrovato

III Edizione
dal 16 agosto al 21 settembre 2024

Intervista immaginaria con Federico Ricci

Fererico Ricci  (Napoli 1809 – Conegliano 1877)

IBR: Paris, toujours Paris! Che meraviglia la Parigi del secondo Impero! La modernità si sposa con l’esotico, i teatri si moltiplicano e i generi vengono mescolati tra di loro in questo meraviglioso 1869! Non siamo qui per turismo però…, ma per incontrare un napoletano. Ebbene sì, perché napoletano, di nascita e di formazione, è il nostro protagonista di oggi, il maestro Federico Ricci! Chissà perché è arrivato fino a qui!

RICCI: Eccomi qui! Buongiorno! Guardi, Parigi è solo l’ultima tappa del mio girovagare europeo. Si figuri, sono quasi vent’anni che vado spostandomi per l’Europa, dall’Italia a Varsavia, da Varsavia a Vienna, da Vienna a Pietroburgo, da Pietroburgo a…

IBR: Basta, basta! Mi sta girando la testa con tutto questo muoversi qua e là. Ma perché mai non è rimasto a Napoli, o almeno in Italia, dove il melodramma è stato praticamente l’unico tipo di spettacolo musicale dell’ultimo secolo?

RICCI: Ma l’ha detto lei! Proprio perché l’Italia è la patria del melodramma, non da un secolo, ma da due, gli italiani, e i napoletani in particolare, sono richiestissimi all’estero! Chi meglio di noi sa comporre opere, ma anche organizzare un teatro, scegliere le compagnie di cantanti e titoli da proporre?

IBR: E quindi per questa ragione adesso si trova a Parigi. Mi piacerebbe però sapere come ci è arrivato…

RICCI: Provo ad andare con ordine! Allora, mi trovo a Parigi perché all’inizio di quest’anno è scaduto il mio contratto a Pietroburgo, dove ho abitato per oltre 15 anni e dove sono stato prima direttore della stagione d’opera italiana e poi insegnante di canto nella scuola dei teatri Imperiali. Qui a Parigi però lavoro solo come compositore: mi conoscevano già perché nel 1844 hanno dato al Théâtre Italien il mio Corrado di Altamura, un dramma lirico, peraltro l’ultima mia esperienza in quel genere. Adesso sono tornato al genere comico e a quello semiserio, che mi stanno più nelle corde e che piace di più al pubblico di ogni paese: pensi che all’inizio di quest’anno la mia Une folie à Rome 70 volte al Théâtre des Fantaisies-Parisiennes e in questi giorni al Théâtre de l’Athéné; l’entusiasmo se possibile è ancora maggiore per Le docteur Crispin.

IBR: Crispin… Questo nome mi ricorda… Ma circa vent’anni fa non circolava un’opera intitolata Crispino e la comare?

RICCI: Ma certo! È la traduzione dell’opera che io avevo composto assieme a mio fratello Luigi. All’epoca, nel 1850 Piave, sì proprio “quel” Francesco Maria Piave, ci aveva preparato un libretto “fantastico giocoso”, come è scritto sul frontespizio, per un’opera da dare al S. Benedetto di Venezia. In quegli anni il pubblico si beava dei drammoni tragico-romantici di Verdi, ma alla fine poi rideva con le nostre opere buffe. Così il nostro Crispino ci ha regalato fama internazionale! Ancora adesso viene applaudito ovunque, che sia in italiano o in traduzione!

IBR: In effetti, tutta questa storiella che il genere buffo sia scomparso dalle scene è qualche decennio che circola, messa in giro chissà da chi e ho l’impressione che troppo a lungo continuerà ad essere raccontata, mentre…

RICCI: Mentre invece l’opera buffa, magari anche con qualche venatura verso il sentimentale e il “larmoyante”, come dicono qui i francesi, è sempre piaciuta e sempre piacerà! Io avevo cominciato proprio in quel genere dopo gli studi a Napoli, lavorando come assistente di mio fratello. Avevo solo 24 anni all’epoca del nostro primo grande successo con Il disertore per amore, al Teatro del Fondo! Preparavamo melodrammi giocosi per Napoli e per Venezia e poi ci chiamarono a Trieste da dove è iniziata la fortuna della nostra Prigione di Edimburgo, un melodramma semiserio che è stato cantato in tutta Italia per oltre vent’anni! Alla faccia di chi diceva che se non scrivevi opere tragiche nessuno ti ascoltava!

IBR: Anche se mi sembra di ricordare che il Luigi Rolla, non certo una storia allegra, sia diventato il cavallo di battaglia di Moriani, che l’ha cantato intero o a pezzi ovunque ne abbia avuto occasione…

RICCI: Non lo nego, ma tanto era di moda il genere comico che proprio dopo la rappresentazione sempre nel 1850 di un’altra mia opera comica, I due ritratti, sono stato chiamato prima a Varsavia e poi al teatro di Porta Carinzia a Vienna. Stavano però cambiando i tempi e i gusti, e a Vienna avevano altro da pensare che stare dietro alla musica. Così ho colto l’occasione, e quando nel 1853 mi hanno richiesto da Pietroburgo non me lo sono fatto dire due volte.

IBR: E così, come nel gioco dell’oca, siamo tornati al punto dal quale eravamo partiti

RICCI: Veramente eravamo partiti da qui, da Parigi, dove fra l’altro mi hanno già prenotato per altri due lavori da dare, uno ai Bouffes-Parisiens, l’altro al Théâtre-Lyrique. Se ne parlerà nella stagione di carnevale del 1871-72. C’è ancora un sacco di tempo, ma intanto comincio a pensare ai soggetti e alla realizzazione.

IBR: Così si gode un meritato successo. Come la invidio! Ma purtroppo devo ritornare verso l’Italia dove eseguiremo nel nostro festival pesarese non solo l’aria del baritono “Tant’io t’adoro” dal suo Luigi Rolla, ma anche “Padre è un desio tiranno” per soprano da Il disertore per amore e “Io sono un po’ filosofo” per baritono da Crispino e la comare che ha scritto in collaborazione con suo fratello che avrà l’onore di essere il compositore principale di questa edizione del festival. Il dovere mi chiama. Adieu

Imaginary interview with Federico Ricci

Fererico Ricci  (Naples1809 – Conegliano 1877)

IBR: Paris, toujours Paris! How marvelous the Paris of the Second Empire! Modernity blends with the exotic, theaters multiply and genres are mixed together in this wonderful 1869! Unfortunately, we are not here for tourism, but to meet a Neapolitan composer. Well, yes, because our protagonist today is Neapolitan by birth and training, Maestro Federico Ricci! Who knows why he has come all the way here!

RICCI: Here I am! Good morning!!! Look, Paris is just the latest stop on my European wanderings. Mind you, I’ve been going moving around Europe for almost twenty years, from Italy to Warsaw, from Warsaw to Vienna, from Vienna to Petersburg, from Petersburg to…

IBR: Enough, stop please! My head is spinning with all this moving here and there. But why on earth didn’t you stay in Naples, or at least in Italy, where melodrama was practically the only kind of musical performance in the last century?

RICCI: But you said that! Precisely because Italy has been the home of melodrama, not for a century, but for two, Italians, and Neapolitans in particular, are in great demand abroad! Who knows better than we do how to compose operas, but also how to organize a theater, how to choose companies of singers and titles to propose?

IBR: And so, for that reason you are now in Paris. However, I would like to know how you got there….

RICCI: I’ll try to go in order! So, I am in Paris because at the beginning of this year my contract in Petersburg expired, where I lived for over 15 years and where I was first director of the Italian opera season and then singing teacher in the school of the Imperial Theaters. Here in Paris, however, I work only as a composer: they already knew me because in 1844 they gave my Corrado di Altamura at the Théâtre Italien, an opera drama which is incidentally my last experience in that genre. Now I have gone back to the comic and semi-serious genres, which are more in my vein and which audiences in every country like best.  Just think that earlier this year my Une folie à Rome at the Théâtre des Fantaisies-Parisiennes was staged 70 times! And these days at the Théâtre de l’Athéné the enthusiasm is, if possible, even greater for Le docteur Crispin.

IBR: Crispin… This name reminds me of… But about 20 years ago, wasn’t there a play circulating called Crispino e la comare?

RICCI: Of course! It is a translation of the opera that I had composed together with my brother Luigi. At that time, in 1850 Piave…, yes just “that” Francesco Maria Piave, had prepared for us a libretto “fantastico giocoso,” as it is written on the title page, for an opera to be given at the San Benedetto in Venice. In those years the public was delighted with Verdi’s tragic-romantic dramas, but in the end then laughed with our comic operas. Thus, our Crispino gave us international fame! Even now it is applauded everywhere, whether in Italian or in translation!

IBR: Indeed, this whole little story that the buffo genre has disappeared from the stage has been circulating for a few decades now, put about by who knows who, and I have the impression that for too long it will continue to be told, while…

RICCI: Whereas, on the other hand the opera buffa, perhaps even with some veins toward the sentimental and the “larmoyante” as the French say here, has always been liked and will always be liked! I had started in that genre after my studies in Naples, working as my brother’s assistant. I was only twentyfour at the time of our first big success with Il disertore per amore at the Teatro del Fondo! We were preparing playful melodramas for Naples and Venice, and then we were called to Trieste from where the fortunes of our La prigione d’Edimburgo began, a semi-serious melodrama that was sung all over Italy for more than 20 years! So much for those who said that if you didn’t write tragic works no one would listen to you!

IBR: Although I seem to remember that the Luigi Rolla, hardly a cheerful affair, became the workhorse of Moriani, who sang it whole or in pieces wherever he had occasion…

RICCI: I don’t deny it, but so fashionable was the comic genre that just after the performance again in 1850 of another comic work of mine, I due ritratti, I was called first to Warsaw and then to the Theater am Kärntnertor in Vienna. Times and tastes were changing, however, and in Vienna they had more to think about than keeping up with the music. So, I took the opportunity, and when in 1853 I was requested from Petersburg I didn’t let them tell me twice.

IBR: And so, as in the goose game, we are back to where we started….

RICCI: Actually, we had started from here, from Paris, where, by the way, they have already booked me for two more works to be given, one at the Bouffes-Parisiens and the other at the Théâtre-Lyrique. This will be discussed in the carnival season of 1871-72. There is still plenty of time, but in the meantime, I am beginning to think about subjects and realization.

IBR: So, you enjoy a well-deserved success. How I envy you! But alas, I must return to Italy where we will perform in our Pesaro festival not only the baritone aria “Tant’io t’adoro” from your Luigi Rolla, but also “Padre è un desio tiranno” for soprano from Il Disertore per amore and “Io sono un po’ filosofo” for baritone from Crispino e la comare that you wrote in collaboration with your brother who will have the honor of being the main composer of this edition of the festival. Duty calls. Adieu!